Marketing, Media e Visione sull'Innovazione | Lorenzo Marabini
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Marketing, comunicazione e innovazione
Blog di Lorenzo Marabini

"Non divulgo perché è nella misura in cui so già tutto, tutto ho capito, ma imparo mentre divulgo, conosco mentre cambio, metto in scena così da riuscire a capire..."
(Luca Ronconi - Etica del ribelle di G. Giorello)

"Tecnosofia": un'indagine sulla Tecnologia per non temerla

6/10/2024

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Nel pieno di una rivoluzione tecnologica, il saggio "Tecnosofia: tecnologia e Umanesimo per la Scienza Nuova" di Maurizio Ferraris e Guido Saracco * (Laterza, Anticorpi, 2023) ci offre una prospettiva affascinante e isieme ottimistica. Gli autori ci invitano a comprendere come l'unione della nostra essenza umana con il potenziale delle macchine, in particolare l'intelligenza artificiale, non debba essere vista come una minaccia, ma come una straordinaria opportunità per migliorare la nostra vita. Questo libro ci spinge a non temere il progresso tecnologico, ma a comprenderne le potenzialità per liberare l'umanità da lavori noiosi e aprire nuove possibili prospettive di civiltà.

Tecnologia e Umanesimo: un connubio necessario
Ferraris e Saracco affermano che "La tecnologia esiste solo in funzione dei bisogni e degli interessi umani" (pag. 91). Per questo motivo, "La divisione tra umanesimo e tecnologia non ha mai avuto ragione di esistere" (pag. 91). La finalità della tecnologia è quella di rendere gli umani sempre più umani, nell’espressione del proprio spirito e della propria umanità, superando e potenziando i propri limiti.

Un concetto che mi risuona in questo contesto è la celebre massima “il medium è il messaggio” di Marshall McLuhan, dal suo celebre saggio "Understanding Media: The Extensions of Man" (1). McLuhan sostiene che ogni nuova tecnologia (medium) cambia il modo in cui vediamo e interagiamo con il mondo. Ad esempio, la ruota ha esteso la nostra capacità di movimento, il telefono ha esteso la nostra voce e Internet ha esteso il nostro cervello, permettendoci di accedere a informazioni e comunicare su scala globale. È importante capire il processo: ogni innovazione tecnologica crea nuova consapevolezza, nuova cultura, nuove possibilità e opportunità, che a loro volta possono condurre a generare ulteriori intuizioni e innovazioni, in un circolo virtuoso. La rivoluzione industriale ha portato all'elettrificazione, che ha aperto la strada alle comunicazioni elettroniche e alla rivoluzione digitale. Così, ogni innovazione tecnologica non solo risolve problemi esistenti, ma apre anche nuove strade per l'innovazione futura, trasformando continuamente la nostra sensibilità, percezione e struttura sociale.
Per esempio, l’invenzione della stampa a caratteri mobili (dall’orafo e tipografo tedesco Johannes Gutemberg nel 1450 ca) ha rivoluzionato l'accesso alla conoscenza, democratizzando l'istruzione e cambiando il modo in cui le persone pensano e comunicano. La circolarità delle informazioni ha permesso la creazione di nuove idee, attività e professioni. Allo stesso modo, l'avvento di Internet ha trasformato l'accesso all'informazione e le interazioni sociali su scala globale.

Adattarsi ai cambiamenti: l’importanza della Formazione. Una Scienza Nuova
Confermando questo processo, Ferraris e Saracco affermano che "L’organismo sistematicamente connesso con meccanismi, che è l'umano, evolve anche per via tecnologica [...] con quella che si presenta come una esistenza storica (e che ovviamente produce shock culturali che in natura non si danno). La rapidità della trasformazione genera forme di timore nei confronti di un processo e di un progresso che appaiono troppo veloci rispetto alle capacità di adattamento umano" (pagg. 122-123). Questi “shock culturali” richiedono una visione ampia della tecnologia, comprendendo che i lavori cambieranno e che l'apporto umanistico sarà decisivo per affrontare queste sfide.
Per capire e sfruttare queste trasformazioni diviene allora cruciale l’educazione sin dalla prima infanzia, e poi la formazione accademica e professionale adeguata per avere una visione più ampia possibile e cercare di capire sempre meglio l’interazione tra il mondo e l’essere umano. Non si tratta solo di acquisire competenze tecniche, ma di sviluppare una visione critica e umanistica del mondo. Gli autori di Tecnosofia evidenziano la necessità di migliorare la capacità di visione, anticipazione e programmazione a lungo termine da parte di attori pubblici e privati (pag. 129).

Come umanità abbiamo davanti tre grandi sfide: ridurre le diseguaglianze; tutelare gli ecosistemi planetari (economia circolare, la protezione della biodiversità, ecc); difendere i diritti fondamentali dell’uomo (pag. 81). "Tutto questo non potrà essere disgiunto da un’educazione ai consumi sostenibili, a cominciare da quelli alimentari, già a partire dalla scuola elementare [...]" (pag. 85).
Ma potremmo affrontare questi grandi temi soltanto grazie ai “lavori del futuro [...] che saranno in buona parte delle ibridazioni eclettiche di competenze, con una forte componente umanistica" (pag. 125). "Quella che si fa avanti è una scienza nuova che ha superato le distinzioni tra scienze della natura, scienze umane e tecnologia" (pag. 132).

Un esempio concreto è offerto proprio dal Politecnico di Torino, che ha adottato questa visione integrata riformando i processi formativi dei propri ingegneri con l'introduzione di insegnamenti di humanities (come filosofia morale, sociologia, economia e diritto). Questo approccio multidisciplinare è essenziale per formare professionisti capaci di affrontare le sfide del futuro con una visione globale e una sensibilità umanistica. Un esempio concreto sono le Comunità di Conoscenza e Innovazione (CCI), promosse dal Politecnico e dall'Università di Torino: luoghi fisici e in rete che promuovono la collaborazione tra università, industria, enti pubblici e altri attori territoriali (pagg. 134-135).

Bisognerebbe fosse sempre chiaro, come riportano gli autori su Tecnosofia, che investire politicamente nell'istruzione produce benefici enormi per la società: sette volte per l'individuo e ben 25 volte per lo Stato, sotto forma di entrate fiscali più elevate, minori spese previdenziali e una riduzione della criminalità. L'istruzione universitaria, con un tasso di rendimento personale del 10%, dimostra come l'educazione sia un potente motore di crescita economica e sociale (pag. 129).

Webfare: una nuova economia della condivisione
Un concetto chiave trattato nel libro è quello di "webfare", un sistema in cui gli utenti possono usare i propri dati (prodotti da loro stessi in qualità di utenti del web) per finalità sociali e umanitarie; dati che visti nel loro insieme hanno il potenziale di essere riconosciuti come “patrimonio dell’umanità”; un patrimonio tale da poter essere capitalizzato non solo per poche attività economiche private, ma anche per servizi alla collettività (pagg. 140 / 157). Questa trasformazione sarebbe auspicabile, sebbene molto contrastata per ovvi motivi.

Da tempo e da più fonti si parla di questa visione possibile della società a fronte della cosiddetta “fine del lavoro”. In questo contesto, anche qui, mi risuonano le idee di Jeremy Rifkin - fondatore e presidente della Foundation on Economic Trends (3) e autore di numerosi saggi importanti come “La fine del lavoro, il declino della forza lavoro globale e l'avvento dell'era post-mercato”; idee che esplorano come le nuove tecnologie possano promuovere modelli economici basati sulla cooperazione e la sostenibilità.
È sempre più attuale l'idea di liberare l'uomo dai compiti ripetitivi per permettergli di dedicarsi a lavori più significativi e attività più “umane” (anche se qui mi vengono in mente le parole di Leibniz, il grande filosofo e scienziato inventore nel 1670 ca della prima macchina calcolatrice completa (4): “è assurdo impiegare uomini di intelligenza eccellente per fare calcoli che potrebbero essere affidati a chiunque se si usassero delle macchine”).

Così, anche su Tecnosofia leggiamo che "Se intendiamo il lavoro come fatica e noia, sembra proprio che stia finendo, senza lasciar rimpianti sinceri. Ma se parliamo di lavoro come produzione di valore, allora il bello comincia solo ora" (pag. 149). Il futuro del lavoro sarà caratterizzato da nuove competenze con una forte componente umanistica, permettendoci di dedicare più tempo alla cultura, allo sviluppo personale e al sostegno reciproco civile grazie alle nuove tecnologie. "Il futuro dell'umanità liberata dal peso della pratica della ripetizione sarà caratterizzato da un ruolo crescente dell'educazione proprio come gli ultimi diecimila anni sono stati assorbiti dalla produzione" (pag. 150).

"A suggerire la centralità dell’umano per la tecnologia non è, dunque, solo l’ovvia considerazione che la tecnica esiste solo per gli umani, ma soprattutto la circostanza per cui quanto più una tecnica è sviluppata tanto più ha bisogno di umani più educati (ossia più umani possibile), non per controllare le macchine, ma per insegnare loro che cos'è un umano e far sì che possano sostituirlo quanto più possibile in compiti determinati e generalmente ingrati. Non si tratta, insomma, di raccomandare un gesto ‘umanistico’, ma di riconoscere l’imprescindibilità dell’anima (del bisogno, dell’organismo, e delle sue trasformazioni in un contesto tecnosociale) per un automa” (pag. 154).

Una visione delle risorse tra privato e pubblico
La chiave di tutto in conclusione è questa: “se i consumatori sono disoccupati a causa dell’automazione, non possono comprare i beni, e il sistema collassa, a meno che il consumo costituisca effettivamente la produzione di un nuovo valore, di un capitale che può essere messo in circolo per sostenere il sistema. In effetti, disponiamo della più efficiente e potente circolarità della storia, che non è ancora stata valorizzata a sufficienza, se non dalle piattaforme commerciali” (pag. 158).

Allora, "Tecnosofia" ci invita a ripensare il nostro rapporto con la tecnologia, vedendola come un'estensione della nostra umanità. Educazione e formazione sono sempre più fondamentali e strategiche per affrontare il progresso tecnologico e creare una società in cui l'innovazione sia al servizio del bene collettivo. In questo modo, possiamo costruire un mondo in cui tecnologia e umanesimo si uniscono per migliorare la vita di tutti.

Lorenzo Marabini

Note

* M. Ferraris insegna Filosofia Teoretica all’Università di Torino e dirige “Scienza Nuova” l’istituto che unisce università e Politecnico di Torino. Guido saracco e’ Prof. ordinario di Fondamenti Chimici delle Tecnologie al Politecnico di Torino


(1) In 1964, "Understanding Media: The Extensions of Man", nell’accezione più ampia di media, intesi come strumenti tecnologici. Non è certo immediata la comprensione, ma quando McLuhan dice "il medium è il messaggio", intende che la forma del medium (che sia una tecnologia di comunicazione o una tecnologia in generale) influenza profondamente il modo in cui il contenuto è percepito e le implicazioni di questo contenuto sulla società. La tecnologia non è solo un canale neutro attraverso il quale passa l'informazione, ma ha un impatto proprio che può essere più significativo del contenuto che trasmette. Nell’accezione di Medium come Strumento di Comunicazione (come generalmente ma limitatamente viene inteso), Marshall McLuhan fa riferimento all’avvento degli strumenti mediatici apparsi come la televisione, la radio, i giornali, ecc. Qui la struttura e la natura di questi mezzi influenzano il modo in cui il contenuto viene percepito e interpretato dal pubblico. Ad esempio, la televisione, essendo un medium visivo e immediato, trasmette informazioni in modo diverso rispetto ai giornali, che richiedono lettura e riflessione.


(2) “Quella che si fa avanti è una scienza nuova che ha superato le distinzioni tra scienze della natura, scienze umane e tecnologia. Da decenni le discipline umanistiche non godono più della rendita di posizione, del prestigio automatico e quasi religioso che nelle società tradizionali veniva riservato all’intellettuale […]. Ma qui si impone una seconda riflessione. Anche le discipline scientifiche non sono più quelle di una volta e avvertono la necessità di incorporare componenti umanistiche. [...]” (pag. 132).
“[...] una scienza efficace richiede una visione del mondo, altrimenti non si capisce quali principi obiettivi orientino le ricerche [...]. Infine la scienza ha bisogno di comunicare in modo efficace, dunque ha bisogno di cultura umanistica, pena l’isolamento sociale: ...lo sapeva Galilei e gli scienziati più illuminati non l’hanno dimenticato. Dobbiamo insomma promuovere quelle che Jacques Derrida chiamava ‘umanità a venire’ [...] Non solo perché nel lungo periodo l’apparentemente inutile può rivelarsi utilissimo [...] "Le discipline umanistiche” favoriscono la comunicazione tra saperi: è possibile che tra cinquant’anni le facoltà universitarie saranno organizzate molto diversamente che nella tradizione, ma quello che è certo è che questa ristrutturazione sarà tanto più efficace quanto più sarà compreso che, con ferma convinzione del filosofo, tra scienza, tecnica e umanesimo non c’è contrapposizione, bensì una connessione essenziale” (pag. 133).
“Quanto più ampia e parcellizzata diviene una società, tanto più è necessario uno sguardo globale. [...]” (pag. 134).


(3) Penso a "The End of Work: The Decline of the Global Labor Force and the Dawn of the Post-Market Era" (1995); a “L’era dell'accesso: La rivoluzione della nuova economia" (2000), a “The Third Industrial Revolution” (2011), “The Zero Marginal Cost Society” (2014), a “The Green New Deal” (2019), ecc. dove l’autore esplora come l'automazione e le nuove tecnologie stiano trasformando il mondo del lavoro. Jeremy Rifkin è stato consulente per diverse istituzioni governative, inclusi il governo degli Stati Uniti e la Commissione Europea durante gli anni '90 e 2000. Ha influenzato politiche riguardanti l'energia, l'ambiente e l'economia sostenibile. Ha collaborato con importanti istituzioni accademiche come il MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Boston, dove ha contribuito alla ricerca e allo sviluppo di strategie innovative nel campo della sostenibilità e dell'economia. Rifkin è fondatore e presidente della Foundation on Economic Trends (dal 1977), un'organizzazione che analizza l'impatto delle tendenze scientifiche e tecnologiche sull'economia, l'ambiente e la società. Ha esplorato concetti come la share economy e il peer-to-peer, che stanno riducendo i costi marginali di produzione e distribuzione a quasi zero. Ciò significa che molte cose, dai beni digitali ai servizi, possono essere forniti praticamente gratuitamente. Rifkin ha sostenuto che l'economia stia passando da un modello basato sulla proprietà di beni a uno basato sull'accesso a servizi. In questa nuova era, le persone non acquistano più prodotti, ma pagano per l'uso temporaneo di beni e servizi. Questo modello è facilitato dall'avanzamento delle tecnologie digitali, che rendono possibile l'accesso a una vasta gamma di risorse attraverso piattaforme online. E non sempre per scopi commerciali.

(4) Gottfried Wilhelm Leibniz, un grande filosofo e scienziato che inventò tra molteplici altre cose una macchina per fare calcoli, la "Stepped Reckoner" (potenziando la pascalina), progettata tra il 1672 e il 1673.

#tecnosofia #innovazionetecnologica #tecnologiaesocietà #intelligenzaartificiale #economia #società

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Good News: Innovation Manager riconosciuto dal MISE & Made in Italy

11/13/2023

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Certificato dal MISE, Ministero dello Sviluppo Economico e del Made in Italy, oggi metto la mia esperienza e capacità al servizio delle aziende in qualità di "Innovation Manager". (continua sotto l'immagine)
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Raccontandomi brevemente, sono da sempre attratto dall'innovazione; nel digital marketing, tra altro ho creato contenuti virali su YouTube prima ancora che lo strumento diventasse mainstream. Ho fatto dell’aggiornamento un asset professionale frequentando assiduamente istituti di ricerca accademica, eventi di settore, workshop, etc. Ritengo di possedere sensibilità nel cogliere i trend emergenti e comprendere in profondità le aspirazioni e gli obiettivi delle aziende con le quali entro in contatto. A volte riesco ad anticipare le esigenze del mercato e di identificare potenzialità inesplorate delle aziende, spesso ancor prima che le aziende stesse ne siano consapevoli. La capacità di intuire e interpretare tendenze mi consente di guidare le imprese verso strategie innovative e soluzioni su misura che rispecchiano non solo i loro obiettivi attuali, ma anche quelli futuri nell'era dell'Impresa 4.0.

INNOVATION MANAGER - Cosa si intende:
Per manager dell’innovazione qualificato e indipendente si intende un manager iscritto nell’apposito elenco costituito dal Ministero dello Sviluppo Economico oppure indicato, a parità di requisiti personali e professionali, da una società iscritta nello stesso elenco e che risulti indipendente rispetto all’impresa o alla rete che fruisce della consulenza specialistica - tramite richiesta di apposito VOUCHER *

La consulenza deve essere finalizzata a indirizzare e supportare i processi di innovazione, trasformazione tecnologica e digitale delle imprese e delle reti attraverso l’applicazione di una o più delle tecnologie abilitanti previste dal Piano nazionale impresa 4.0.
Nel mio caso, individuate in:

  • "programmi di digital marketing, quali processi trasformativi e abilitanti per l’innovazione di tutti i processi di valorizzazione di marchi e segni distintivi (c.d. “branding”) e sviluppo commerciale verso mercati"

* VOUCHER
La misura Voucher per consulenza in innovazione è l’intervento che, in coerenza con il Piano nazionale “Impresa 4.0”, sostiene i processi di trasformazione tecnologica e digitale delle PMI e delle reti di impresa di tutto il territorio nazionale attraverso l’introduzione in azienda di figure manageriali in grado di implementare le tecnologie abilitanti previste dal Piano Nazionale Impresa 4.0, nonché di ammodernare gli assetti gestionali e organizzativi dell’impresa, compreso l’accesso ai mercati finanziari e dei capitali.

Possono beneficiare delle agevolazioni di cui al Voucher per consulenza in innovazione le imprese operanti su tutto il territorio nazionale che risultino possedere, alla data di presentazione della domanda nonché al momento della concessione del contributo, i requisiti indicati nel  sito web del MISE:
(entro le 12 del 23 novembre 2023)
https://www.mimit.gov.it/it/incentivi/voucher-per-consulenza-in-innovazione-secondo-sportello

A disposizione per approfondimenti.
Lorenzo Marabini
[email protected]

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Il Fenomeno green e l’edilizia. uno sguardo al futuro

10/24/2022

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“Non usare l’energia è l’energia più economica”. Le recenti parole del vicepresidente della Commissione Europea, responsabile del Grean Deal, Frans Timmermans, hanno fatto un certo scalpore. Sembrano giustificare gli attuali drammatici prezzi dell’energia come incentivo necessario e forzato alla transizione ecologica.
E’ vero che se vogliamo risolvere i problemi della nostra dipendenza dai combustibili tradizionali (esaurimento, reperibilità, squilibri geopolitici/dipendenze transnazionali, inquinamento, etc..), qualcosa dovremmo pur fare… Sarebbe bello, però, agire in condizioni meno drastiche.

Se si considera il “non usare l’energia” da combustibili fossili - a favore di un maggiore utilizzo di energie alternative (solare, eolica o idroelettrica) - è interessante notare come questo orientamento stia già apportando grandi benefici ad alcuni Paesi del mondo (tra gli altri, scopro con sorpresa il modello Grecia, o il Marocco che si colloca tra i leader nel settore delle rinnovabili dell’area MENA). Certamente la produzione di questa energia non è aliena a sua volta da altre criticità, come per esempio il reperimento e lo sfruttamento di nuovi tipi di giacimenti minerari. Ma questa è un’altra storia, che qui ora non approfondisco.

Il “non usare energia” in termini assoluti (che poi in realtà trattasi di risparmio energetico), è un altro aspetto delle ambizioni “green” che sottopone la ricerca scientifica e tecnologica ad altre sfide.
In un’ottica sana, il mondo dovrebbe guardare con sempre maggiore attenzione a quel tessuto produttivo impegnato a investire sulle idee che alla fine contribuiscono a migliorare le condizioni di vita della collettività.

Penso affascini tutti lo scoprire quali di queste idee migliori verranno considerate tali nell’ambiente e nel periodo storico che stiamo vivendo in base al classico sistema darwininano della “selezione naturale” che in teoria governa tutta l’esistenza.
E il bello delle fiere è spesso proprio quello di manifestare/conoscere gli sforzi aziendali dell’ingegno.

In risposta all’esigenza dell’ottimizzazione delle energie nel settore dell’edilizia in particolare, una nostra ricognizione al SAIE Bologna, la fiera delle Costruzioni, Progettazione, edilizia, impianti ha offerto una bella panoramica a riguardo.
Ho trovato idee made in Italy per il benessere e la salute collettivi in termini di efficienza energetica e minor impatto ambientale con soluzioni innovative, sia per la realizzazione, sia per l’utilizzo di edifici privati e pubblici. Tra le molte proposte, la nostra attenzione è stata attratta da:

  • moduli assemblabili in polistirene espanso (EPS) agile e veloce - penso a SCF Sistemi Costruttivi Futuri di Sicilferro Torrenovese Srl, Torrenova (ME) oppure a GreenWalls Spa, Corato (BA);
  • Soluzioni e coibentazioni in standard passivhaus (casa passiva) ad alte prestazioni - penso a GEA di NTC&R Srl, Rovereto (TN);
  • utilizzo di materiali naturali rinnovabili in bioedilizia come, oltre al legno, la canapa - penso a Edilcanapa® di Metalinea Srl, Mosciano S.Angelo (TE);
  • ‪Calcestruzzi “sostenibili” rinforzati anche con fibre in PET da ‬materie plastiche di riciclo;
  • sistemi di digitalizzazione per il miglioramento delle prestazioni in tutte le fasi di costruzione evitando gli sprechi: rilievo (con sistemi robotizzati, droni, etc), progettazione (modelling) e software gestionali per l’ottimizzazione delle risorse umane e strumentali in cantiere;
  • nuovi sistemi per il design e la decorazione di interni veloci e automatizzati;
  • fino ad arrivare al quella virtuosa commistione davvero curiosa tra digitale, tecnologia e materiali che rappresenta la costruzione di case “stampate” letteralmente in 3D (in tecnologia additiva con materiali anche naturali) dell’innovativa Wasp di Massa Lombarda (RA), già impegnata a produrre stampanti per tutti i settori: casa, arte e cultura, design e artigianato digitale, salute e persino food.

Mondo produttivo e Sostenibilità. Senza Cultura (anche aziendale) non si va da nessuna parte.

Per un’Europa sostenibile, ricordo un’interessante discorso del Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen tenuto il 24 sett 2020 al Parlamento Europeo. Era la presentazione del progetto di istituire una nuova Bauhaus (la leggendaria scuola internazionale fondata in Germania nel 1919 da Walter Gropius), riconoscendo il grande apporto dei creativi (e delle imprese creative) per riprogettare le nuove esigenze che dovremmo affrontare collettivamente.
Cultura e Sostenibilità saranno i due parametri, strettamente connessi, da cui ripartire: «Istituiremo una nuova Bauhaus europea, uno spazio di co-creazione in cui architetti, artisti, studenti, ingegneri e designer potranno lavorare insieme» […] «I nostri attuali livelli di consumo di materie prime, di energia, acqua, cibo e suolo, non sono sostenibili. Dobbiamo cambiare il modo in cui trattiamo la natura, come produciamo e consumiamo, viviamo e lavoriamo, mangiamo e ci riscaldiamo, viaggiamo e trasportiamo», ha aggiunto la politica tedesca, lasciando intendere che i piani per la ripresa non potrà riguardare solo l’ambiente o l’economica ma anche la cultura. «Dobbiamo trovare un’estetica specifica per questo cambiamento di sistema», ha continuato von der Leyen.

Anche le città per come le conosciamo hanno sempre modificato il proprio aspetto nella storia. Si sono espanse, hanno cambiato l’urbanistica in base alla mobilità, alla produzione manifatturiera, agli scambi commerciali, etc.. Da un lato occorrerà sempre più conservare e mantenere i monumenti preziosi, dall’altro bisogna immaginare come anche i centri urbani e le soluzioni abitative in generale dovranno cambiare per il bene della collettività.

Lorenzo Marabini

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eCommerce & Retail - Al primo posto: BRAND AWARNESS (più importante della conversion immediata)

7/8/2020

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Il 7 luglio ho assistito in videoconferenza al Convegno "eCommerce & Retail: verso modelli più integrati", in cui sono stati presentati i risultati della Ricerca dell'Osservatorio eCommerce B2c della School of Management del Politecnico di Milano. L’evento ha aperto con Valentina Pontiggia (Direttore Osservatorio eCommerce B2c degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano): l’ecommerce in Italia nel 2020 ha un fattore di crescita del + 26 % (22,7 miliardi di euro) rispetto al 2019. Il lockdown è stato determinante nella crescita delle vendite a distanza e grazie a questo si sono affacciati sul mercato digitale molti nuovi consumatori, di qualsiasi età. Ma il Retail sorprendentemente non molla, è ancora il luogo dove si fa il “fatturato”.
Dunque il negozio digitale e quello fisico devono imparare a convivere ancora! Si parla di “omnicanalità” o “multicanalità”… di opportunità d’acquisto sempre maggiori per il consumatore, ma anche di opportunità per gli stessi commercianti i quali vedono così aumentare i punti di contatto con la clientela e le occasioni di vendita. Dunque, i negozi fisici stanno trasformandosi: il trend è di farli diventare prevalentemente luoghi esperienziali, luoghi dove testare i prodotti e occasioni di confronto tra clienti e operatori/commessi (i quali hanno ruolo determinante nell’offrire consulenze, raccogliere dati, opinioni, gusti.. perché la “vicinanza” e il contatto fisico/personale - in quanto animali sociali - ci è ancora necessario).

Ecco in particolare la crescita per settore merceologico:

- il Food&Grocery (+56% / 2,5 miliardi di euro)
- l’Arredamento e home living (+30% / 2,3 miliardi di euro)
- l’Informatica ed elettronica di consumo (+18% / 6 miliardi di euro - è un mercato già maturo)
- l’Abbigliamento (+21% / 3,9 miliardi di euro - anche questo settore è ben avviato)
- l’Editoria (+16% / 1,2 miliardi)

Poi l’intervento di Roberto Lescia (presidente consorzio Netcomm):
l’abitudine all’acquisto online cresce, anche via smartphone. Con il lockdown 2 milioni di uovi consumatori hanno acquistato online, in particolare prodotti alimentari e farmaceutici
con una risposta sorprendente di adattamento anche dei negozianti (si è rilevato un equilibrio molto dinamico tra domanda e offerta).


- LA CRITICITA’
Tra tutti gli interventi, la criticità condivisa rilevata è una forte mancanza di cultura aziendale per affrontare il momento e le opportunità che si stanno affacciando.
Mancano nuove competenze, capacità di integrazione offline online integrato e non solo specialisti del singolo canale.
Serve cultura trasversale e flessibile e operatori adeguati.


- NECESSARIO LAVORARE SUL BRAND (BRAND IDENTITY)
Per quel che mi riguarda, molto interessante è stato l’intervento di Ivano Fossati (Chief Operating Officer EMEA South di SAP Customer Experience): per il successo di un buon ecommerce, come di un qualsiasi business, occorre lavorare sul Brand, che significa: fiducia, vicinanza, relazione, assistenza… valori (aziendali) che crescono insieme alla clientela, sui quali occorre lavorare con strategie ovviamente strutturali e di Marketing e Comunicazione. Opinione condivisa anche da Alessandro Rizzoli (Direttore della BU EURISexperience), in favore di una forte Brand Identity - utile per tutti i retailer.

- AL PRIMO POSTO: BRAND AWARNESS - NECESSARIO CONSOLIDARE LE VENDITE A LUNGO TERMINE
Per concludere, mi è parso illuminante in particolare un passaggio di Denise Ronconi (Research Analys (Osservatorio Internet Media, Osservatorio eCommerce B2c. Osservatori Digital Innovation Politecnico di Milano): da una prima necessità di conversion immediata, la maturità del settore ci sta portando a capire quanto sia più importante un impegno di Brand Awarness in un’ottica di vendita. Un impegno strategico di Marketing e Comunicazione che possa fidelizzare il cliente e far crescere un business con più certezze.

Lorenzo Marabini
Consulente Marketing e Comunicazione
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Dal SEO al Video online - eh… bisogna aggiornarsi per capirne il vantaggio per la tua impresa!

1/11/2020

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Che tu abbia un’impresa, un ristorante, un’organizzazione, o tu sia un professionista… ormai gli strategia commerciale deve fare i conti col marketing digitale (in combinazione col marketing strategico e un piano di comunicazione “content” adatto a valorizzare i propri punti di forza) a supporto delle proprie azioni promozionali tradizionali.
Eppure spesso mancano ancora i fondamentali, come denunciano da tempo anche vari autorevoli workshop e incontri professionali sulla cultura digitale (e marketing in generale). Ancora molte aziende non conoscono per esempio i fondamenti SEO per una maggiore reperibilità sui motori di ricerca, non realizzano e utilizzano adeguatamente contenuti efficaci a fini informativi/promozionali da pubblicare sul proprio sito web o sui canali social (e anche sui siti di recensione i quali, diversamente da quanto si pensi, possono essere utilizzati per “educare” la propria clientela senza dover esserne per forza “vittime”).
Il video online in particolare è ancora uno strumento efficace che aiuta moltissimo ad avvicinare l’impresa al proprio pubblico di riferimento, aiuta a creare fiducia, ad avvicinare potenziali clienti.
Chi è interessato a promuovere la propria attività dovrebbe frequentare almeno ogni tanto un workshop professionale di cultura digitale per l’impresa, per capire il potenziale di questo mondo ancora incompreso sebbene molto utile (di occasioni di formazione ce ne sono molte anche autorevoli e accessibili - almeno a Milano *).
Nel caso non si avesse tempo per muoversi, almeno si dovrebbe fare il Google Digital Training in Marketing Digitale sul web (Google rilascia anche un attestato, che io ho ottenuto, a seguito di un esame di verifica) per capire la base del valore degli investimenti in questo settore, per il bene della propria attività.

* Alcuni workshop e occasioni d'incontro (che ho frequentato):
Osservatori del Politecnico Milano (School of Management) in Digital Innovation, Università degli Studi di Milano-Bicocca; MiCo Milano, Netcomm Forum The Digital Commerce Retail Event; SMAU - Innovazione e Digitale per imprese ed enti locali, FieramilanoCity; Milano Digital Week, IULM Milano; Altagamma Consumer & Retail Insight, Fondazione Cariplo Milano; VISCOM ITALIA - Comunicazione visiva, Fiera Rho Milano; Next Design Perspectives 2019 The future of creativity and design (Altagamma in partnership con Fiera Milano e Agenzia ICE) - tendenze del design, degli stili di vita e dei consumi che incideranno sui modelli di business dell'industria d'eccellenza in Italia; SMMDayIT - Social Media Marketing Day Italia (AISM Associazione Italiana Sviluppo Marketing); Beni e Attività culturali: la roadmap per l'innovazione digitale, Palazzo Mezzanotte o della Borsa (Piazza Affari) Milano; Strategie Web e internazionalizzazione per i mercati esteri, WEEWO, Camera di Commercio di Forlì-Cesena; Marketing e Business con i Video Online, con L. Mazzucchelli e G. Gaudiano, Talent Garden, Milano…


Lorenzo Marabini
Consulente Marketing, Comunicazione e Content media (Milano, Bologna)

In foto, un mio cliente nel mantovano (modello virtuoso di ricerca continua) - fotogrammi estratti da un piano di comunicazione video (marketing) dedicato alla promozione della produzione biodinamica e alla ristorazione storica km0 da diverse generazioni.
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    Autore del BLOG

    Lorenzo Marabini consulente marketing e comunicazione, content media e video producer per Imprese e Territorio.

    Blog di marketing e comunicazione - trend e opportunità.
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