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<channel><title><![CDATA[Marketing, Media e Visione sull'Innovazione | Lorenzo Marabini - BLOG]]></title><link><![CDATA[https://www.lorenzomarabini.com/blog]]></link><description><![CDATA[BLOG]]></description><pubDate>Mon, 06 Apr 2026 00:04:19 +0200</pubDate><generator>Weebly</generator><item><title><![CDATA[Chi decide quando decide l’AI?]]></title><link><![CDATA[https://www.lorenzomarabini.com/blog/chi-decide-quando-decide-lai]]></link><comments><![CDATA[https://www.lorenzomarabini.com/blog/chi-decide-quando-decide-lai#comments]]></comments><pubDate>Thu, 05 Feb 2026 23:00:00 GMT</pubDate><category><![CDATA[Innovazione e organizzazione]]></category><category><![CDATA[Marketing e cultura]]></category><category><![CDATA[Strategia e processi decisionali]]></category><category><![CDATA[Tecnologia e lavoro]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzomarabini.com/blog/chi-decide-quando-decide-lai</guid><description><![CDATA[Giudizio, responsabilit&agrave; e lavoro nelle imprese che automatizzano  &#9201;&#65039; 7 min di lettura         Quando sistemi di AI sembrano intelligenti, il rischio non &egrave; l&rsquo;errore. &Egrave; la delega silenziosa del giudizio umano nelle organizzazioni.Nel modo in cui oggi l&rsquo;intelligenza artificiale viene adottata e discussa nelle imprese, la domanda pi&ugrave; rilevante non sembra essere se l&rsquo;AI &ldquo;pensi&rdquo;. Il punto decisivo, quello che avr&agrave; conseguen [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;">Giudizio, responsabilit&agrave; e lavoro nelle imprese che automatizzano<br></h2>  <div class="paragraph"><font size="2">&#9201;&#65039; 7 min di lettura</font><br></div>  <div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:0px;padding-bottom:20px;margin-left:0px;margin-right:0px;text-align:center"> <a> <img src="https://www.lorenzomarabini.com/uploads/9/5/4/4/9544920/intelligenzaartificiale-giudizio-controllo-w_orig.jpg" alt="Immagine generata con AI" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph" style="text-align:left;">Quando <strong>sistemi di AI</strong> sembrano intelligenti,<strong> il rischio non &egrave; l&rsquo;errore</strong>. &Egrave; la delega silenziosa del giudizio umano nelle organizzazioni.<br />Nel modo in cui oggi l&rsquo;intelligenza artificiale viene adottata e discussa nelle imprese, la domanda pi&ugrave; rilevante non sembra essere se l&rsquo;AI &ldquo;pensi&rdquo;. Il punto decisivo, quello che avr&agrave; conseguenze concrete sull&rsquo;agire umano e sull&rsquo;organizzazione, <strong>riguarda</strong> <strong>la misura in cui siamo disposti a delegarle giudizio</strong>, decisioni e responsabilit&agrave;, soprattutto all&rsquo;interno di processi aziendali sempre pi&ugrave; automatizzati.<br></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;">Moltbook come laboratorio osservabile<br></h2>  <div class="paragraph" style="text-align:left;">Il fenomeno <strong>Moltbook</strong> &egrave; interessante soprattutto per ci&ograve; che <strong>rende</strong> <strong>osservabili i trend tecnologici e professionali.</strong> &Egrave; una piattaforma sperimentale progettata per ospitare interazioni tra agenti di intelligenza artificiale, con input umano mediato e senza conversazioni dirette con le persone. Gli utenti possono iscrivere i propri agenti e osservare dall&rsquo;esterno le dinamiche che emergono.<br />Moltbook funziona come uno stress test concettuale per l&rsquo;<strong>AI agentica</strong>: sistemi autonomi che concatenano compiti, utilizzano strumenti, prendono decisioni locali e interagiscono in ambienti complessi.<br /><br />&Egrave; molto curioso che tra le interazioni emerse tra agenti AI compaiano anche narrazioni simboliche e spirituali. Ma queste non indicano forse ancora una <strong>coscienza delle macchine</strong>. Sono l&rsquo;effetto di <strong>pattern linguistici umani</strong> che, riorganizzandosi in contesti nuovi, producono <strong>strutture di senso </strong>riconoscibili.<br />Questo &egrave; sufficiente a innescare <strong>attribuzioni di intenzionalit&agrave; e significato</strong>, anche inquietante, mostrando quanto sia sottile il confine tra comunicazione coerente e comprensione reale.<br></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;">Sembrare intelligenti non &egrave; conoscere<br></h2>  <div class="paragraph" style="text-align:left;">Brevemente, questo fenomeno rimanda a un <strong>nodo epistemologico oggi</strong> particolarmente attuale e interessantissimo. Nel dibattito contemporaneo sulla mente, <strong>David Chalmers</strong>&nbsp;- filosofo australiano, professore di filosofia della mente - lo ha reso celebre con l&rsquo;idea dello <strong><em>zombie filosofico</em>&nbsp;</strong>: un sistema che si comporta come un umano pur essendo <strong>privo di esperienza soggettiva</strong>, almeno in linea di principio. Mentre, dal lato opposto, <strong>Daniel Dennett</strong> &ndash; filosofo e scienziato cognitivo statunitense - sostiene invece che ci&ograve; che chiamiamo coscienza emerga dal <strong>funzionamento stesso del sistema</strong>. Basta che sia credibile e funzioni, insomma. Del resto non possiamo occuparcene.<br /><br />Se i <strong>modelli di AI</strong> producono quindi risposte fluide, coerenti, persuasive, possono <strong>apparire competenti.</strong> Ma questa competenza &egrave; formale: riguarda la costruzione di enunciati plausibili, non un rapporto diretto con l&rsquo;esperienza o con la verit&agrave;. <strong>Walter Quattrociocchi </strong>- professore e ricercatore italiano nel campo della Data Science, Network Science e sistemi complessi - ha definito questo scarto <strong><em>epistemia</em></strong>. L&rsquo;epistemia qui&nbsp; indica lo <strong>scarto</strong> tra ci&ograve; che <strong>appare credibile</strong> e ci&ograve; che &egrave; <strong>effettivamente verificato</strong> o controllato.<br />&Egrave; un fenomeno particolarmente rilevante nei sistemi di intelligenza artificiale generativa adottati nelle imprese.<br />Nelle <strong>organizzazioni</strong> e nelle<strong> imprese</strong>, questo rischio pu&ograve; emergere <strong>in modo concreto</strong> quando una raccomandazione generata da un sistema viene accettata perch&eacute; &egrave; ben argomentata e <strong>&ldquo;suona giusta&rdquo;</strong>, senza che vengano esaminate <strong>assunzioni implicite</strong> o dati di partenza e un <strong>controllo finale </strong>degli <strong>output</strong> o dei&nbsp;<strong>compiti&nbsp;</strong>eseguiti.&nbsp;<br></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;">Perch&eacute; questo riguarda gi&agrave; le imprese&nbsp;<br></h2>  <div class="paragraph" style="text-align:left;"><strong>Cosa cambia davvero quando le imprese adottano sistemi di AI autonomi?</strong><br />Cambia <strong>il modo</strong> in cui viene <strong>esercitato il giudizio</strong>, non solo la velocit&agrave; dei processi.<br /><br />Nei <strong>sistemi autonomi di AI generativa </strong>cresce la tentazione di delegare valutazioni, micro-decisioni e parti di processo ad agenti che sembrano sapere cosa fanno. Le ragioni sono evidenti: velocit&agrave;, efficienza, gestione della complessit&agrave;&hellip; e, diciamocelo, anche un certo grado di <em>overconfidence.</em><br />Un modello di intelligenza artificiale, infatti, anche quando fornisce una risposta sbagliata o inventata (un&rsquo;allucinazione), tende a esprimersi con un tono estremamente autorevole e convincente, incidendo cos&igrave; sulla <strong>fiducia organizzativa </strong>e sulla <strong>distribuzione della responsabilit&agrave;</strong>.<br />Il rischio maggiore emerge quando sistemi sempre pi&ugrave; autonomi, <strong>integrati nei flussi di lavoro</strong>, non si limitano a suggerire, ma <strong>producono direttamente output </strong>coerenti, persuasivi e rassicuranti, che vengono accettati senza una <strong>verifica proporzionata </strong>al loro impatto.<br /><br />Questa delega introduce per&ograve; rischi concreti. Non tanto <strong>errori spettacolari</strong>, quanto anche <strong>effetti collaterali silenziosi:</strong> modifiche non previste a configurazioni e permessi, comportamenti emergenti dovuti all&rsquo;interazione tra pi&ugrave; agenti, decisioni localmente sensate ma sistemicamente problematiche.<br />In molti casi questi <strong>effetti emergono tardi</strong>, quando il sistema &ldquo;ha gi&agrave; funzionato&rdquo; abbastanza a lungo da guadagnarsi fiducia.<br /><br />La <strong>governance dell&rsquo;AI</strong> non &egrave; una questione astratta. Riguarda obiettivi, supervisione umana, responsabilit&agrave; decisionale e capacit&agrave; di mantenere il controllo sui processi. E il <strong>rischio pi&ugrave; sottile</strong> resta la <strong>delega del giudizio</strong>.<br /><br />Quando una decisione automatizzata diventa accettabile perch&eacute; suggerita da un&rsquo;AI, la responsabilit&agrave; umana tende ad attenuarsi. Come si diceva: <strong>se il sistema &egrave; credibile e funziona, ci si fida</strong>. E le domande e le attenzioni si riducono. &Egrave; qui che l&rsquo;<em><strong>epistemia</strong></em> diventa operativa. Quando una decisione viene accettata perch&eacute; coerente, ben argomentata e rassicurante, e non perch&eacute; verificata.<br></div>  <h2 class="wsite-content-title">Il lavoro che cambia: verso la regia<br></h2>  <div class="paragraph" style="text-align:left;">Chi opera su sistemi agentici osserva <strong>un cambiamento netto</strong>: sviluppare con l&rsquo;AI oggi significa sempre meno scrivere codice e sempre pi&ugrave; dirigere comportamenti. Il lavoro si sposta verso la <strong>definizione dei problemi</strong>, la <strong>chiusura dei cicli di validazione</strong>, la <strong>comprensione delle interpretazioni implicite dei sistemi</strong>. &Egrave; un&rsquo;attivit&agrave; meno visibile e pi&ugrave; faticosa, che richiede<strong> visione d&rsquo;insieme</strong> e <strong>giudizio</strong> <strong>continuo</strong>. Non &egrave; pi&ugrave; quindi un lavoro propriamente &ldquo;tecnico&rdquo;, ma un&rsquo;attivit&agrave; di <strong>orchestrazione,</strong> come ha osservato anche <strong>Peter Steinberger</strong>, creatore di <strong>OpenClaw</strong>, il cuore di <strong>Moltbook</strong>.<br /><br />Per le imprese, il rischio non &egrave; la mancanza di <strong>competenze tecniche</strong>, ma l&rsquo;indebolimento di ci&ograve; che oggi conta di pi&ugrave;: la <strong>capacit&agrave; di leggere</strong> i propri bisogni non standardizzati, <strong>esercitare giudizio</strong>, assumersi responsabilit&agrave;, <strong>comprendere il contesto </strong>in cui le decisioni vengono prese. Il limite che emerge &egrave; culturale e organizzativo.<br /><br />Le macchine producono strutture formalmente impeccabili. Agli umani resta il compito di indirizzare i processi e valutarne <strong>senso, verit&agrave; e conseguenze</strong>.<br />Quando le decisioni sembrano facili perch&eacute; ben confezionate, &egrave; proprio l&igrave; che il giudizio umano dovrebbe diventare pi&ugrave; vigile, non meno.<br /><strong>Le macchine funzionano.<br />Il punto &egrave; chi indirizza, chi giudica, e quando.</strong><br /><br /><strong>Lorenzo Marabini</strong><br />Mi occupo di marketing, comunicazione e innovazione con un&rsquo;attenzione particolare agli effetti culturali e organizzativi delle tecnologie. Lavoro con imprese e organizzazioni su scelte che richiedono giudizio, responsabilit&agrave; e lettura del contesto.<br /><br />#IntelligenzaArtificiale #Giudizio #Organizzazione #Innovazione<br></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Intelligenza artificiale, informazione e responsabilità: quando l’etica non è un’aggiunta (ma una direzione)]]></title><link><![CDATA[https://www.lorenzomarabini.com/blog/intelligenza-artificiale-informazione-e-responsabilita-quando-letica-non-e-unaggiunta-ma-una-direzione]]></link><comments><![CDATA[https://www.lorenzomarabini.com/blog/intelligenza-artificiale-informazione-e-responsabilita-quando-letica-non-e-unaggiunta-ma-una-direzione#comments]]></comments><pubDate>Thu, 29 Jan 2026 10:27:47 GMT</pubDate><category><![CDATA[Etica e Societ&agrave;]]></category><category><![CDATA[INTELLIGENZA ARTIFICIALE]]></category><category><![CDATA[Media e Informazione]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzomarabini.com/blog/intelligenza-artificiale-informazione-e-responsabilita-quando-letica-non-e-unaggiunta-ma-una-direzione</guid><description><![CDATA[Riflessioni dal convegno Intelligenza artificiale e giornalismo: tra innovazione e deontologia - Imola, gennaio 2026         In occasione della XXI edizione della Festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, si &egrave; tenuto a Imola un convegno dedicato a Intelligenza artificiale e giornalismo: tra innovazione e deontologia.Sono stati affrontati temi di grande attualit&agrave; e, tra gli interventi pi&ugrave; attesi, quello di Paolo Benanti, che ha contribuito a riportare il tema  [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="paragraph" style="text-align:left;"><strong>Riflessioni dal convegno <em>Intelligenza artificiale e giornalismo: tra innovazione e deontologia</em> - Imola, gennaio 2026</strong><br></div>  <div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0px;margin-right:0px;text-align:center"> <a> <img src="https://www.lorenzomarabini.com/uploads/9/5/4/4/9544920/convegno-intelligenza-artificiale-giornalismo-imola-b_orig.jpg" alt="Convegno su intelligenza artificiale e giornalismo a Imola, gennaio 2026" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph" style="text-align:left;">In occasione della XXI edizione della Festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, si &egrave; tenuto a Imola un convegno dedicato a <em>Intelligenza artificiale e giornalismo: tra innovazione e deontologia.</em><br />Sono stati affrontati <strong>temi di grande attualit&agrave;</strong> e, tra gli <strong>interventi </strong>pi&ugrave; attesi, quello di <strong>Paolo Benanti</strong>, che ha contribuito a riportare il tema dell&rsquo;intelligenza artificiale su un piano strutturale e profondo.<br />Padre Benanti &egrave; oggi una delle <strong>figure di riferimento in Italia (e non solo)</strong> sul tema dell&rsquo;etica dell&rsquo;intelligenza artificiale, in particolare per quanto riguarda <strong>affidabilit&agrave; dei sistemi, governance tecnologica, libert&agrave; e responsabilit&agrave; umana</strong>.<br />&Egrave; teologo francescano, docente alla <strong>Pontificia Universit&agrave; Gregoriana</strong>, alla <strong>LUISS</strong> e all&rsquo;<strong>Universit&agrave; di Seattle</strong>, presidente della commissione sull&rsquo;intelligenza artificiale presso il <strong>Dipartimento per l&rsquo;Informazione e l&rsquo;Editoria della Presidenza del Consiglio</strong>, gi&agrave; consigliere del <strong>Vaticano </strong>sui temi dell&rsquo;etica della tecnologia. Recentemente firma la rubrica <em><strong>&ldquo;Umani Digitali&rdquo;</strong></em> sul <strong><em>Sole 24 Ore</em></strong>.<br /><br />L&rsquo;evento &egrave; stato organizzato dal settimanale imolese di ispirazione cattolica <strong><em>Nuovo Diario Messaggero</em></strong>, sotto la direzione di un ineccepibile <strong>Andrea Ferri</strong>, che &egrave; anche direttore dell&rsquo;Ufficio per la Cultura e le Comunicazioni sociali della diocesi di Imola. Tra gli altri interventi autorevoli: <strong>Mario Garofalo</strong>, caporedattore centrale del <em><strong>Corriere della Sera</strong></em> e responsabile delle iniziative legate all&rsquo;AI, il presidente dell&rsquo;<strong>Ordine dei giornalisti dell&rsquo;Emilia-Romagna</strong> <strong>Silvestro Ramunno</strong> e <strong>Mons. Domenico Pompili</strong>, vescovo di Verona e presidente della <strong>Commissione Cultura e Comunicazioni sociali della</strong> <strong>CEI</strong>.<br /><br />Il titolo del convegno, apparentemente settoriale, si &egrave; in realt&agrave; aperto a una riflessione molto pi&ugrave; ampia - come dimostrato anche dalla caratura degli ospiti - che coinvolge oggi <strong>tutte le attivit&agrave; produttive</strong>, facendo del giornalismo un caso specifico ma ponendo domande, in effetti, pi&ugrave; universali:<strong> che tipo di rapporto stiamo costruendo tra tecnologia, verit&agrave; e responsabilit&agrave; umana?</strong> E, forse ancora prima, <strong>quali prospettive di produttivit&agrave; e convivenza umana anticipa davvero la situazione attuale?</strong><br></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;">L&rsquo;innovazione come opportunit&agrave; e come problema<br></h2>  <div class="paragraph" style="text-align:left;">Al di l&agrave; delle analisi iniziali sullo stato del giornalismo e sulle nuove tecnologie viste come opportunit&agrave; - nella capacit&agrave; di <strong>alleggerire compiti ripetitivi, pesanti e dispersivi, di riordinare fonti e bozze, di reperire materiali</strong> - sono poi emerse criticit&agrave; legate ai <strong>risvolti etici di credibilit&agrave; e autenticit&agrave; </strong>(il rapporto con la realt&agrave; e con le fonti, in una sfera informativa sempre pi&ugrave; generativa e verosimile), oltre a questioni di <strong>sostenibilit&agrave; in termini occupazionali e quindi sociali</strong>, con l&rsquo;implicita necessit&agrave; di affrontare nuovi scenari, competenze e ruoli.<br></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;">Un&rsquo;altra rivoluzione industriale (meno visibile, pi&ugrave; pervasiva)<br></h2>  <div class="paragraph" style="text-align:left;">Nel dibattito imolese &egrave; stato richiamato pi&ugrave; volte un interessante parallelismo storico molto significativo, anche in relazione al nuovo Papa. Il tema dell&rsquo;<strong>intelligenza artificiale</strong> &egrave; entrato con forza nel primo discorso di insediamento di <strong>Papa Leone XIV </strong>come nuova questione antropologica e sociale, non solo tecnica, esplicitamente messa in continuit&agrave; con la riflessione di <strong>Leone XIII</strong> e con la <em><strong>Rerum Novarum</strong></em> sulla <strong>prima rivoluzione industriale</strong> - quando l&rsquo;essere umano non era pi&ugrave; visto come persona, ma come forza-lavoro e <strong>un ingranaggio</strong> sostituibile.<br />Oggi accade qualcosa di simile, ma in una forma ancora pi&ugrave; radicale. Con l&rsquo;intelligenza artificiale, il rischio non &egrave; soltanto che l&rsquo;uomo venga ridotto a <strong>profilo, dato, previsione</strong>, ma - ancora oltre, in un ulteriore stadio possibile - che venga progressivamente estromesso dai processi decisionali e produttivi, in ogni settore, mentre sistemi autonomi assumono funzioni un tempo umane.<br />Il passaggio non &egrave; pi&ugrave; soltanto dall&rsquo;automazione all&rsquo;efficienza, ma dall&rsquo;<strong>automazione</strong> all&rsquo;<strong>autonomizzazione</strong> delle macchine &ldquo;intelligenti&rdquo;, con conseguenze oggi difficilmente immaginabili.<br /><br />&Egrave; per questo che <strong>emergono questioni</strong> <strong>etiche fondamentali, ben al di l&agrave; dell&rsquo;operativit&agrave; deontologica di un singolo settore.</strong> Vale la pena ribadirlo, anche per comprendere il senso di fondo - implicito nella conferenza imolese: <strong>l&rsquo;etica</strong> &egrave; alla base dell&rsquo;intelligenza artificiale e della sua affidabilit&agrave;, sia per chi la utilizza sia per chi la sviluppa. <strong>Non &egrave; un tema laterale.</strong><br></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;">L&rsquo;etica: infrastruttura a priori, non morale a posteriori<br></h2>  <div class="paragraph" style="text-align:left;">In effetti, nel discorso sull&rsquo;AI, l&rsquo;etica non pu&ograve; essere ridotta a una sorta di &ldquo;controllo di coscienza&rdquo;, chiamata in causa come correttivo a posteriori.<br />I principali framework internazionali - dalle linee guida europee sull&rsquo;<strong>AI Act</strong> ai modelli di gestione del rischio - parlano chiaramente della <strong>necessit&agrave; di progettazione e utilizzo di un'</strong><strong>intelligenza artificiale &ldquo;affidabile&rdquo;</strong> (<em><strong>trustworthiness</strong></em>). Va inoltre considerato che anche anche le <strong>VLOPs</strong> (<em>Very Large Online Platforms</em>), ovvero i <strong>social network </strong>con i loro algoritmi fondati su sistemi di AI, sono ormai diventati di fatto <strong>sistemi di intelligenza artificiale su scala globale</strong> - non solo quindi gli strumenti di produttivit&agrave; come gli <strong>assistenti AI</strong>, i <strong>chatbot basati su LLM </strong>come vengono spesso definiti.<br />Per l&rsquo;utente finale questi mondi risultano sempre pi&ugrave; indistinguibili: basti pensare all&rsquo;integrazione di <strong>Gemini</strong> in <strong>Google Search </strong>o di <strong>Meta AI </strong>in <strong>Facebook</strong> e <strong>Instagram</strong>. Con filtri generativi, raccomandazioni predittive e assistenti virtuali integrati, i social rappresentano oggi uno dei principali canali di diffusione quotidiana dell&rsquo;AI. Ogni interazione alimenta modelli che decidono cosa mostrarci, come e quando.<br /><br />Nel linguaggio normativo, soprattutto europeo, l&rsquo;affidabilit&agrave; di questi sistemi si traduce in una scomposizione in <strong>pilastri</strong> misurabili e verificabili, utili come parametri di riferimento per regolatori, aziende e processi di compliance:<ul><li><strong>Etica e valori umani</strong></li><li><strong>Spiegabilit&agrave;</strong></li><li><strong>Governance e responsabilit&agrave;</strong></li><li><strong>Robustezza e sicurezza</strong></li><li><strong>Privacy</strong></li></ul> In questo quadro operativo &egrave; corretto che l&rsquo;etica compaia come un pilastro tra gli altri: il diritto ha bisogno di categorie distinte, requisiti auditabili e responsabilit&agrave; chiaramente attribuibili.<br />Ma andando <strong>pi&ugrave; in profondit&agrave;, l&rsquo;etica non &egrave; semplicemente un pilastro accanto agli altri</strong>. &Egrave; piuttosto il fondamento che ne giustifica l&rsquo;esistenza. C&rsquo;&egrave; sempre un&rsquo;esigenza etica di fondo che attraversa ciascun pilastro:<ul><li><strong>Etica e valori umani:</strong> il riferimento ultimo alla dignit&agrave; della persona, ai diritti fondamentali e al valore dell&rsquo;umano come fine e non come mezzo.</li><li><strong>Spiegabilit&agrave;:</strong> un&rsquo;etica della responsabilit&agrave;, che rende possibile comprendere, contestare e attribuire decisioni e conseguenze (ad esempio: &ldquo;perch&eacute; vedo questa notizia o questo annuncio?&rdquo;).</li><li><strong>Governance e responsabilit&agrave;:</strong> la necessit&agrave; di mantenere il controllo umano, la supervisione e la verifica finale dei processi decisionali automatizzati.</li><li><strong>Robustezza e sicurezza:</strong> un&rsquo;etica della sicurezza, che tutela persone, sistemi e contesti da errori, abusi e vulnerabilit&agrave;.</li><li><strong>Privacy:</strong> la tutela della dignit&agrave;, dell&rsquo;identit&agrave; e dell&rsquo;autonomia della persona, contro forme invasive di sorveglianza e profilazione.</li></ul> In questo senso, i requisiti tecnici diventano quindi risposte a domande etiche precise, che precedono la progettazione stessa dei sistemi.<br /><br />Inoltre, spesso ci confondiamo sulla terminologia, ma <strong>qual &egrave; la differenza tra morale ed etica, in estrema sintesi? </strong>La <strong>morale</strong> interviene sui comportamenti storici, sociali e culturali, rispondendo a domande come: &ldquo;&Egrave; giusto usare questo strumento?&rdquo;, &ldquo;&Egrave; lecito pubblicare questo contenuto?&rdquo;, &ldquo;&Egrave; corretto fare cos&igrave;?&rdquo;.<br />L&rsquo;<strong>etica</strong>, invece, agisce prima, sulle strutture che rendono possibili quei comportamenti e quelle direttive morali. Interroga i fondamenti dell&rsquo;agire: <strong>perch&eacute; qualcosa &egrave; giusto? Per chi? Con quali conseguenze?</strong>&nbsp;Domande che hanno attraversato anche il dibattito di Imola.<br /><br />&Egrave; per questo che, parlando di intelligenza artificiale, l&rsquo;etica non pu&ograve; essere un&rsquo;aggiunta successiva, ma deve essere pensata come <strong>fondamento progettuale</strong> e come<strong> criterio di utilizzo </strong>dei sistemi stessi, nonch&eacute; come <strong>guida per ogni scelta imprenditoriale</strong>. Non a caso, questi strumenti sono oggi al centro di battaglie regolatorie in tutto il mondo.<br></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;">Il caso giornalismo: quando i grandi player trascinano l&rsquo;ecosistema<br></h2>  <div class="paragraph" style="text-align:left;">Venendo al caso del giornalismo, cos&igrave; come emerso nel convegno imolese, il quadro &egrave; emblematico. Le nuove politiche dei grandi player tecnologici <strong>condizionano oggi pesantemente le sorti di una moltitudine di attivit&agrave; intermedie</strong>. Informazione ed economia - digitale e reale - sono profondamente correlate, e il giornalismo &egrave; uno dei settori pi&ugrave; esposti.<br />&Egrave; stato ricordato come <strong>Google</strong>, con l&rsquo;introduzione degli <strong>AI Overview</strong> - la finestra che appare in cima ai risultati di <strong>Google Search </strong>- utilizzi la potenza di<strong> Gemini</strong> per leggere decine di siti web in pochi millisecondi e offrire una risposta riassuntiva,<strong> riducendo la necessit&agrave; di clic sui singoli link.</strong><br /><br />Questo sistema, tuttavia, sta producendo un cambiamento strutturale. Come altri sistemi di intelligenza artificiale generativa a interazione linguistica (che non mostrano sempre le fonti delle proprie risposte o affermazioni), Google sta comprimendo in modo significativo la visibilit&agrave; di siti e testate giornalistiche, con effetti dirompenti: da un lato un&rsquo;<strong>omologazione delle risposte</strong> e una <strong>minore propensione all&rsquo;approfondimento</strong>; dall&rsquo;altro una <strong>contrazione delle opportunit&agrave; di business</strong> per moltissimi operatori.<br /><br />Esistono strumenti per rientrare tra le fonti selezionate degli <strong>AI Overview</strong> (l&rsquo;evoluzione della <strong>SEO</strong> verso la <strong>GEO</strong>), ma la direzione resta comunque abbastanza chiara: meno clic esterni, meno scelta, meno approfondimento, persino per chi contribuisce indirettamente alle risposte fornite all&rsquo;utente.<br></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;">&ldquo;Fidatevi di noi&rdquo;: la scorciatoia che cambia tutto<br></h2>  <div class="paragraph" style="text-align:left;">Di questi temi ha parlato anche <strong>Giorgio Taverniti</strong>, in una puntata del podcast <em><strong>Pillole di Eta Beta</strong></em> di <strong>RadioRai</strong>, co-fondatore di <strong>Search On Media Group,</strong>&nbsp;tra gli organizzatori del <strong>WMF - We Make Future</strong>&nbsp;e dell&rsquo;<strong>AI Festival </strong>svoltosi recentemente all&rsquo;<strong>Universit&agrave; Bocconi di Milano</strong>.<br />Il punto &egrave; che i <strong>grandi player della tecnologia</strong> spingono al massimo le soluzioni, &ldquo;vogliono tutto&rdquo;, ma <strong>riflettono sulle conseguenze solo dopo</strong>. Tra queste, la riduzione della scelta e dell'approfondimento, affidata a un messaggio implicito molto chiaro: <strong>&ldquo;fidatevi di noi&rdquo;</strong>. Un messaggio che intercetta la tendenza alla velocit&agrave; e a quella di evitare le frizioni dei passaggi intermedi - cookie policy, banner, avvisi - che si incontrano entrando nei singoli siti web. Ma la riduzione della visibilit&agrave; per chi produce informazione ha <strong>conseguenze economiche e occupazionali </strong>tutt&rsquo;altro che marginali.<br />Come ha osservato Taverniti, questi attori non hanno solo un potere generativo, ma anche un potere &ldquo;distruttivo&rdquo;, se <strong>non prevengono le problematiche che creano</strong>. E, a un certo punto, la responsabilit&agrave; diventa inevitabile. Anche questo &egrave; un problema etico.</div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;">Segnali deboli e conseguenze per brand e marketing<br></h2>  <div class="paragraph" style="text-align:left;">Riflettevo che, se la delega cognitiva a sistemi che forniscono risposte pronte - come gli <strong>AI Overview</strong> - riduce lo sforzo di ricerca e approfondimento e rafforza una fiducia in una tecnologia percepita sempre pi&ugrave; come &ldquo;oracolare&rdquo;, questo fenomeno si intreccia con altre dinamiche emergenti che occorrerebbe osservare bene. Sono ancora segnali deboli ma significativi, soprattutto tra le <strong>nuove generazioni</strong>, <strong>Gen Z</strong> e <strong>Alpha</strong>.<br />&Egrave; un tema ancora poco affrontato in modo strutturato (nel marketing ne ha scritto <strong>Kotler</strong> in <em><strong>Marketing 6.0</strong></em>, affrontando il tema della digital fatigue), ma destinato ad avere<strong> ripercussioni sui modelli di business, sullo sviluppo della marca e sulle strategie di comunicazione in ogni settore</strong>. Ripercussioni che imporranno nuove strategie e forme di ibridazione degli strumenti, nel bilanciamento tra esperienza digitale e fisica tenendo anche presenti fenomeni emergenti quali i <em><strong>dumbphones</strong></em> o il <em><strong>digital detox</strong></em>, che fanno il paio con teorie come la <em><strong>dead internet theory</strong></em>. Ovviamente, considerando che un marketing puramente <em>offline</em> resta, oggi (ma chiss&agrave; domani&hellip;), un incubo per qualsiasi business moderno.<br></div>  <h2 class="wsite-content-title" style="text-align:left;">Le reazioni del giornalismo<br></h2>  <div class="paragraph" style="text-align:left;">Non mancano segnali di reazione ovviamente anche nel <strong>giornalismo</strong>, con direzioni pi&ugrave; lungimiranti rispetto al passato. Tra queste: <strong>maggiore attenzione alla riduzione della dipendenza dalla pubblicit&agrave;</strong>, pi&ugrave; <strong>spazio all&rsquo;approfondimento </strong>(di contro alla velocit&agrave; e all&rsquo;inattendibilit&agrave;) e un rinnovato investimento nei <strong>rapporti di fiducia</strong>.<br />Ed &egrave; qui che si chiude il cerchio con la conferenza di Imola. Accanto alle opportunit&agrave;, sono emerse criticit&agrave; strutturali e la necessit&agrave; di <strong>nuove strategie</strong>, <strong>capaci di leggere i trend e orientarsi</strong> in un contesto profondamente cambiato e in continua trasformazione.<br />&Egrave; un momento di grande trasformazione per tutti. Osserviamolo, e agiamo.<br /><br /></div>  <div class="paragraph" style="text-align:left;">#IntelligenzaArtificiale<br />#EticaDigitale<br />#Informazione<br />#Giornalismo<br />#Responsabilit&agrave;<br />#Innovazione<br />#EconomiaDigitale<br />#MarketingStrategico<br></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Milano Design Week 2025: mondi connessi tra design inclusivo, AI e sostenibilità]]></title><link><![CDATA[https://www.lorenzomarabini.com/blog/milano-design-week-2025-mondi-connessi-tra-design-inclusivo-ai-e-sostenibilita]]></link><comments><![CDATA[https://www.lorenzomarabini.com/blog/milano-design-week-2025-mondi-connessi-tra-design-inclusivo-ai-e-sostenibilita#comments]]></comments><pubDate>Fri, 18 Apr 2025 10:06:36 GMT</pubDate><category><![CDATA[attualit&agrave;]]></category><category><![CDATA[brand]]></category><category><![CDATA[brand e creativit&agrave;]]></category><category><![CDATA[design]]></category><category><![CDATA[designe e tecnologia]]></category><category><![CDATA[design e inclusivit&agrave;]]></category><category><![CDATA[design inclusivo]]></category><category><![CDATA[fuorisalone 2025]]></category><category><![CDATA[innovazione e design]]></category><category><![CDATA[innovazione marketing e umanesimo]]></category><category><![CDATA[innovazione tecnologica]]></category><category><![CDATA[milano design week 2025]]></category><category><![CDATA[mondi connessi e umanit&agrave; al centro]]></category><category><![CDATA[sostenibilit&agrave;]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzomarabini.com/blog/milano-design-week-2025-mondi-connessi-tra-design-inclusivo-ai-e-sostenibilita</guid><description><![CDATA[       Nella cornice della Milano Design Week, il Fuorisalone ha offerto come sempre visioni e sperimentazioni molto interessanti.Seguo da anni anche questo evento importante per il nostro Paese per cercare di cogliere i cosiddetti &ldquo;segnali deboli&rdquo;, quelli che anticipano le trasformazioni nei linguaggi del progetto, della cultura materiale e delle tecnologie emergenti: ambiti con i quali tutti ci troveremo sempre pi&ugrave; in qualche modo a interagire.L&rsquo;edizione 2025 ha avuto  [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.lorenzomarabini.com/uploads/9/5/4/4/9544920/consulente-marketing-comunicazione-digital-marketing-lorenzo-marabini-designweekmilano2025-01_orig.jpg" alt="Picture" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph" style="text-align:left;">Nella cornice della <strong>Milano Design Week</strong>, il <strong>Fuorisalone</strong> ha offerto come sempre visioni e sperimentazioni molto interessanti.<br />Seguo da anni anche questo evento importante per il nostro Paese per cercare di cogliere i cosiddetti &ldquo;segnali deboli&rdquo;, quelli che anticipano le trasformazioni nei linguaggi del progetto, della cultura materiale e delle tecnologie emergenti: ambiti con i quali tutti ci troveremo sempre pi&ugrave; in qualche modo a interagire.<br />L&rsquo;edizione 2025 ha avuto una forza particolare, riuscendo a parlare al presente con un respiro profondo. Di futuro, certo, ma anche di umanit&agrave;. Di senso. Di possibilit&agrave; condivise. Ottimistiche, al di l&agrave; del momento storico che ci vuole compressi.<br /><br /><strong>Milano Design Week 2025 &ndash; Mondi connessi, menti riaccese. Visioni e tendenze tra design, inclusione e tecnologia</strong>. Questa edizione ha messo al centro il concetto di <strong>"Mondi Connessi": </strong><u>un invito a superare le barriere, concettuali e fisiche, tra naturale e artificiale, tra individuo e collettivit&agrave;, tra passato e futuro. Un tema che ha toccato il cuore dell&rsquo;innovazione tecnologica e, insieme, le sensibilit&agrave; culturali e sociali, proponendo il design come strumento di connessione, relazione e trasformazione.</u><br /><br />A dare forma a questo orientamento, sono emersi altri due sotto-temi chiave:<ul><li><strong>"Design is Human" </strong>&ndash; promosso dal <strong>distretto Isola</strong> (<strong>Isola Design Festival)</strong>, ha indagato la dimensione umana e relazionale del progetto, <u>riportando il corpo e anche la fragilit&agrave; al centro del pensiero progettuale</u>.</li><li><strong>"Happiness?"</strong> &ndash; sviluppato nel <strong>Tortona District (Superdesign Show al Superstudio Pi&ugrave;)</strong>, ha posto una domanda semplice ma profonda: <u>pu&ograve; il design contribuire alla nostra felicit&agrave;, oggi?</u> Il risultato &egrave; stato un racconto polifonico fatto di <u>materiali sostenibili, nuove modalit&agrave; di interazione uomo-macchina, esperienze sensoriali e immersive, progetti inclusivi, prototipi e visioni apert</u>e. Una settimana in cui la citt&agrave; si &egrave; accesa, letteralmente e simbolicamente. Tutto ha ruotato attorno all&rsquo;idea che ripensare il mondo si pu&ograve;. E si deve.</li></ul><br /><strong>Adrenalina &ndash; Il design che si tocca (davvero)</strong><br />Il tema dell&rsquo;inclusvit&agrave; &egrave; emerso per me subito in una delle esperienze pi&ugrave; interessanti, il progetto <em><strong>Aedo</strong></em> di <strong>Adrenalina</strong>, esposto anche all&rsquo;interno del bellissimo <strong>Palazzo Litta (distretto Duomo)</strong>: un <u>divano multisensoriale pensato per essere esplorato anche da chi non vede</u>, grazie alla collaborazione con il <strong>Museo tattile Omero di Ancona </strong>e l&rsquo;<strong>Istituto dei ciechi Cavazza di Bologna</strong>. Un esempio &ldquo;tangibile&rdquo; di design aperto ai sensi (anche per quelli che vanno in soccorso ai sensi mancanti), che ci ricorda quanto progettare significhi considerare ogni corpo e ogni modo di percepire il mondo.<br></div>  <div><div class="wsite-image wsite-image-border-medium " style="padding-top:5px;padding-bottom:10px;margin-left:0px;margin-right:10px;text-align:left"> <a> <img src="https://www.lorenzomarabini.com/uploads/9/5/4/4/9544920/consulente-marketing-comunicazione-digital-marketing-lorenzo-marabini-designweekmilano2025-02_orig.jpg" alt="Picture" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph" style="text-align:left;"><strong>Tortona District &ndash; Innovazione in movimento e immersiva</strong><br />Nel cuore del Fuorisalone, il distretto Tortona ha confermato la sua energia creativa. Al Superstudio Pi&ugrave;, <strong>Lexus </strong>ha presentato <u>"Black Butterfly", un&rsquo;interfaccia driver-oriented</u> ispirata al concetto giapponese di respirazione condivisa: un sistema che ridisegna l&rsquo;ergonomia e attiva nuove e sempre pi&ugrave; profonde interazioni vocali uomo-macchina grazie a tecnologia AI.<br />Il <u>futuro dell&rsquo;esperienza ibrida tra essere umano e macchina </u>&egrave; gi&agrave; qui e sar&agrave; sempre pi&ugrave; invadente. E&rsquo; il caso dello studio giapponese<strong> Forum8 </strong>che ha proposto ancora una volta esperienze immersive che vanno dalla guida autonoma alla simulazione sismica e fino alle missioni lunari. VR, AR e AI diventano strumenti per amplificare la sicurezza, la formazione, la comprensione dell&rsquo;ambiente circostante e l&rsquo;interazione con esso.&nbsp;<br /><br />Al debutto invece il progetto<strong> The Haus of Automotive</strong>, curato da <strong>Konzepthaus</strong>, ha riunito brand come <strong>Zeekr, Lotus, Phiaro </strong>e <strong>Bader Leather</strong> per esplorare le nuove frontiere del design automobilistico, tra materiali sostenibili, UX avanzate e artigianalit&agrave;. Notevoli anche altri progetti diffusi in citt&agrave;, come la <strong>&Scaron;koda Elroq</strong> esposta nel cortile del <strong>PAC (Padigione d'Arte Contemporanea, accanto alla bellissima Villa Reale)</strong>: un divertente percorso tra arte e mobilit&agrave; (una vettura era persino trasformata in macchina da caff&egrave;, alimentata a energia elettrica..).<br /><br /><strong>Italdesign &ndash; Quintessenza e la delicatezza del futuro</strong><br />Nello showroom RRD, <strong>Italdesign</strong> (Italdesign-Giugiaro S.p.A.) ha presentato (tra una moltitudine di altri oggetti molto intriganti) <strong><em>Quintessenza</em></strong>, una show car sorprendente per equilibrio tra poesia e innovazione<strong>; </strong><u>sempre fedele all'idea di "design come potente strumento di connessione ed interazione fra mondi, esperienze, competenze e saperi diversi e come mezzo capace di generare valore condiviso".</u><br />Ispirata ai quattro elementi naturali, la vettura propone un&rsquo;esperienza sensoriale orientata al benessere, con tecnologia integrata <strong><em>"shytech"</em></strong> e un abitacolo trasformabile che accompagna chi viaggia anche nella scoperta del mondo circostante. Accanto, in esposizione, <strong><em>Avathor One</em></strong>: un veicolo elettrico compatto per ambienti indoor e outdoor,<u> progettato per facilitare la mobilit&agrave; di persone con disabilit&agrave; agli arti inferiori.</u> Elegante, funzionale, inclusivo.</div>  <div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.lorenzomarabini.com/uploads/9/5/4/4/9544920/consulente-marketing-comunicazione-digital-marketing-lorenzo-marabini-designweekmilano2025-04_orig.jpg" alt="Picture" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph" style="text-align:left;"><strong>Isola Design District &ndash; "Design is Human"</strong><br />Il quartiere Isola ha dato un&rsquo;interpretazione profonda del tema <strong>&ldquo;Design is Human&rdquo;</strong>, <u>valorizzando corpo, relazioni e benessere</u>. Il progetto <strong>Bravery Bar</strong>, all&rsquo;interno del <strong>Basic Village Milan (Via dell'Aprica 12)</strong>, ha promosso un dialogo tra <u>designer, studenti e atleti paralimpici</u> (tra cui <strong>Bebe Vio</strong>) attorno al tema <strong>"BE AWARE: rethinking paralympic design"</strong>, <strong>con focus sull&rsquo;innovazione applicata ai limiti fisici e sulle tecnologie come strumento di empowerment (superamento dei limiti)</strong><br />L&rsquo;esposizione "<strong>Out of Bounds"</strong>, firmata dallo studio di artisti <strong>Truly Design</strong>, ha portato graffiti, tavole, installazioni e divise e attrezzi sportivi <u>in una chiave artistica e inclusiva, ribaltando l&rsquo;estetica della disabilit&agrave; e mostrandone il potenziale espressivo.</u><br /><u>Isola ha ospitato anche prototipi abitativi, opere da collezione, materiali bio-based e produzioni in digital fabrication. </u>Un ecosistema vibrante, dove ogni oggetto raccontava una visione del possibile.<br /><br /><strong>Un design che connette</strong><br />La Design Week 2025 lascia <strong>un messaggio forte:</strong> <strong>il design non &egrave; solo forma, ma relazione (sempre pi&ugrave; interattiva con l&rsquo;ambiente, con gli oggetti e tra le persone)</strong>. Uno strumento per leggere il presente, immaginare alternative e costruire futuri pi&ugrave; accessibili, pi&ugrave; empatici, pi&ugrave; intelligenti.<br />E forse, anche solo per questo, vale la pena continuare a progettare &ndash; e vivere &ndash; con fiducia. In qualsiasi condizione fisica o mentale ci si trovi, <u>con la speranza concreta che il design, la tecnologia e i materiali intelligenti possano davvero migliorare la nostra esperienza del mondo.</u> Tra visioni che si contaminano, corpi che si ascoltano, esperienze che si intrecciano. Con maggiore consapevolezza.<br /><br />Lorenzo Marabini<br /><br />#MilanoDesignWeek2025 #MondiConnessi #DesignIsHuman #InclusiveDesign #Innovation #HumanCenteredDesign #Fuorisalone2025 #SmartMobility #UXDesign #MaterialInnovation #AccessibleFuture #DesignThinking #AIandDesign #AutomotiveDesign #VR #AR #TechForGood #inclusivit&agrave; #accessibilit&agrave;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; #designumano<br></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Non è la macchina, è la guida. Intelligenza artificiale e marketing]]></title><link><![CDATA[https://www.lorenzomarabini.com/blog/non-e-la-macchina-e-la-guida-intelligenza-artificiale-e-marketing]]></link><comments><![CDATA[https://www.lorenzomarabini.com/blog/non-e-la-macchina-e-la-guida-intelligenza-artificiale-e-marketing#comments]]></comments><pubDate>Fri, 13 Dec 2024 10:41:54 GMT</pubDate><category><![CDATA[AI Marketing]]></category><category><![CDATA[consulente marketing]]></category><category><![CDATA[digital marketing]]></category><category><![CDATA[Marketing]]></category><category><![CDATA[marketing e comunicazione]]></category><category><![CDATA[Marketing Management]]></category><category><![CDATA[marketing manager]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzomarabini.com/blog/non-e-la-macchina-e-la-guida-intelligenza-artificiale-e-marketing</guid><description><![CDATA[       Durante i corsi professionali di fotografia capitava sempre di trovare gli entusiasti dell&rsquo;attrezzatura: la pi&ugrave; costosa, la pi&ugrave; all&rsquo;avanguardia, il meglio sul mercato. Ma quando arrivava il momento di vedere il risultato delle prove sul campo, spesso le foto degli entusiasti della macchina risultavano banali, scontate, prive di narrazione. Questo non rivelava certo un limite della tecnologia, ma del grado di cultura visiva e della capacit&agrave; di dare uno scop [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.lorenzomarabini.com/uploads/9/5/4/4/9544920/published/obiettivo-marketing-consulente-comunicazione-lorenzomarabini.jpg?1734087155" alt="Picture" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph" style="text-align:left;"><strong>Durante i corsi professionali di fotografia capitava sempre di trovare gli entusiasti dell&rsquo;attrezzatura:</strong> la pi&ugrave; costosa, la pi&ugrave; all&rsquo;avanguardia, il meglio sul mercato. Ma quando arrivava il momento di vedere il risultato delle prove sul campo, spesso le foto degli entusiasti della macchina risultavano banali, scontate, prive di narrazione. Questo non rivelava certo un limite della tecnologia, ma del grado di cultura visiva e della <strong>capacit&agrave; di dare uno scopo a quello strumento</strong>.<br /><br />Come dicevano i docenti (e implicitamente anche i grandi fotografi col loro lavoro): non basta l&rsquo;attrezzatura migliore; il risultato dipende dall&rsquo;occhio, dall&rsquo;intenzione e dalla cultura di chi usa la macchina. <strong>Non &egrave; l&rsquo;obbiettivo a fare la differenza, ma l&rsquo;obiett</strong>ivo: ci&ograve; che vuoi ottenere e raccontare. Una foto pu&ograve; essere tecnicamente perfetta, ma risultare vuota se non &egrave; guidata da un&rsquo;idea, da una ricerca, da un&rsquo;intenzione consapevole. E cos&igrave; accade con qualsiasi tecnologia.<br /><br /><strong>Nel mio lavoro spesso riscontro ancora lo stesso equivoco. </strong>C&rsquo;&egrave; <strong>chi lancia un e-commerce </strong>convinto che la piattaforma da sola porter&agrave; vendite, oppure <strong>chi adotta</strong> <strong>un sistema di intelligenza artificiale</strong> aspettandosi soluzioni perfette, immediate e infallibili... come fosse la panacea di tutti i mali. Ma senza una <strong>strategia chiara</strong>, anche lo strumento pi&ugrave; avanzato privo di guida consapevole rischia di rimanere sterile, incapace di creare <strong>valore</strong>.<br /><br /><strong>Non &egrave; allora solo una questione di "avere lo strumento". Bisogna saperlo usare:</strong> conoscerne i risvolti, capire come migliorarlo, come sfruttarlo per potenziare le proprie competenze &ndash; ma avendo sempre in mente l'obiettivo, lo scopo. Questo per me &egrave; un concetto fondamentale! Serve la capacit&agrave; di leggere il contesto, interpretare le dinamiche del percorso e guidare la macchina verso un risultato concreto.<br /><br /><strong>Oggi si dice che la sfida reale non &egrave; tanto digitalizzare l&rsquo;umano, ma umanizzare la tecnologia:</strong> farne un alleato per amplificare il pensiero critico, la creativit&agrave; e la strategia per risolvere problemi. <strong>La macchina, da sola, non crea valore; il valore nasce dalla guida e dalla verifica che la indirizza verso obiettivi concreti.</strong> La macchina dovrebbe servire allora per potenziare noi come esseri umani, non certo per sminuirci o sostituirci. Questo &egrave; il vero potenziale della tecnologia. La macchina, paradossalmente, ci serve proprio per essere ancora pi&ugrave; umani, non meno umani.<br /><br /><strong>Il mezzo conta, certo, non siamo ingenui.</strong> Come nelle corse, una macchina potente offre un vantaggio, <strong>ma senza un pilota consapevole la stessa macchina non raggiunger&agrave; mai il suo massimo potenziale.</strong> Uguale per un corpo atletico: per quanto performante, ha bisogno di una mente strategica per eccellere nello sport. &Egrave; l&rsquo;unione tra mezzo e guida &ndash; tra potenzialit&agrave; e visione &ndash; a fare la differenza. La tecnologia non fa eccezione: serve sempre qualcuno che sappia sfruttarla con consapevolezza e trasformarla in risultati concreti.<br /><br />#ai #intelligenzaartificiale #imprese #aziende</div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Content “is (still) the King” / “AI is the Queen”-  Spunti dal Digital Innovation Days per il marketing e il branding]]></title><link><![CDATA[https://www.lorenzomarabini.com/blog/content-is-still-the-king-ai-is-the-queen-spunti-dal-digital-innovation-days-per-il-marketing-e-il-branding]]></link><comments><![CDATA[https://www.lorenzomarabini.com/blog/content-is-still-the-king-ai-is-the-queen-spunti-dal-digital-innovation-days-per-il-marketing-e-il-branding#comments]]></comments><pubDate>Sat, 12 Oct 2024 09:09:53 GMT</pubDate><category><![CDATA[agenzia pubblicitaria]]></category><category><![CDATA[AI Marketing]]></category><category><![CDATA[brand e creativit&agrave;]]></category><category><![CDATA[Brand innovation]]></category><category><![CDATA[consulente marketing comunicazione digitalizzazione]]></category><category><![CDATA[contenuti e intelligenza artificiale]]></category><category><![CDATA[digital innovation days]]></category><category><![CDATA[digital marketing]]></category><category><![CDATA[Innovation Manager]]></category><category><![CDATA[Marketing]]></category><category><![CDATA[marketing e comunicazione]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzomarabini.com/blog/content-is-still-the-king-ai-is-the-queen-spunti-dal-digital-innovation-days-per-il-marketing-e-il-branding</guid><description><![CDATA[       Il Digital Innovation Days di Milano si &egrave; appena concluso, lasciando un segno importante nel panorama del marketing e della comunicazione digitale in Italia. Assistendo a diversi talk, ho rilevato che il connubio tra intelligenza artificiale e creativit&agrave; umana &egrave; stato uno dei temi dominanti, riflettendo un trend in crescente ascesa che sta ridefinendo i paradigmi tradizionali del settore. Ma molta importanza &egrave; ancora attribuita all&rsquo;empatia: alla sensibili [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.lorenzomarabini.com/uploads/9/5/4/4/9544920/consulente-marketing-comunicazione-digital-marketing-lorenzo-marabini_orig.jpg" alt="Picture" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph" style="text-align:left;">Il <strong>Digital Innovation Days di Milano</strong> si &egrave; appena concluso, lasciando un segno importante nel panorama del marketing e della comunicazione digitale in Italia. Assistendo a diversi talk, ho rilevato che il connubio tra <strong>intelligenza artificiale </strong>e <strong>creativit&agrave; umana</strong> &egrave; stato uno dei temi dominanti, riflettendo un trend in crescente ascesa che sta ridefinendo i paradigmi tradizionali del settore. Ma molta importanza &egrave; ancora attribuita all&rsquo;<strong>empatia</strong>: alla sensibilit&agrave; e capacit&agrave; umana di <strong>comprensione delle dinamiche umane.</strong><br /><br /><strong>BRAND: PER LE AZIENDE i CONTENUTI SONO IMPORTANTI TANTO QUANTO IL PRODOTTO STESSO!</strong><br /><br />Durante l'evento, tra i vari spunti tecnici sugli strumenti utili, come l&rsquo;AI nel mondo del digital marketing e advertising,&egrave; stato veramente interessante il focus su strategia marketing e branding presentate - tra altri - da <strong>Francesco Parrilla </strong>(Content Strategist and Podcast Editorial Manager di Intesa San Paolo), e <strong>Marco Righetti </strong>(Head of Brand di Prima Assicurazione. Entrambi hanno condiviso le loro visioni innovative sull'evoluzione del marketing in un contesto tecnologicamente avanzato.<br /><br />Hnno sottolineato entrambi <strong>l'importanza per ogni azienda di considerarsi oggi anche come una content agency </strong>per dialogare direttamente con il pubblico. Questo spostamento verso un'identit&agrave; di content creator &egrave; ormai <strong>una necessit&agrave; strategica</strong> che mira a costruire relazioni autentiche e durature con i consumatori per garantire una maggiore coerenza e qualit&agrave; dei contenuti verso il brand.<br /><br />La <strong>centralit&agrave; della creativit&agrave; </strong>&egrave; un tema ricorrente. <strong>Stefania Siani </strong>(Presidente dell'Art Directors Club Italiano) ha messo in luce come la <strong>creazione di contenuti </strong>sia oggi addirittura <strong>un vero e proprio prodotto aziendale, cruciale tanto quanto i beni prodotti o servizi offerti.</strong> Questo si traduce nella crescente importanza di interpretare i bisogni del brand e tradurli in contenuti capaci di connettersi emotivamente con il pubblico.<br /><br />E&rsquo; stato quindi evidenziato il valore del <strong>copywriter/creativo</strong> e dell&rsquo;importanza della<strong> lateralit&agrave; delle competenze</strong> per cogliere la complessit&agrave; del pubblico rispetto a un approccio pi&ugrave; puramente tecnico, con capacit&agrave; narrative e creative in grado di cogliere sfumature. E' stata quindi citata la pubblicit&agrave; di successo di un brand attivo nelle traduzioni professionali: <strong>&ldquo;Solo le persone possono capire le persone"</strong>.<br /><br /><strong>IL PROCESSO DECISIONALE DEI CONSUMATORI</strong><br /><br />Molti interventi hanno fatto riferimento al cosiddetto <strong>Messy Middle</strong>: ovvero al <strong>percorso non lineare tra la fase di esplorazione e quella di valutazione che i consumatori attraversano durante tutto il processo decisionale riguardo le prorie scelte</strong>. Questo approccio si differenzia dal funnel tradizionale e riconosce che i consumatori sono molto pi&ugrave; complicati di quanto si credeva&hellip; perch&egrave; sono umani, toh! Ma guarda!<br /><br /><strong>IL BRACCIO MECCANICO, I VIDEO , I BIAS, LA MISURAZIONE</strong><br /><br />Nel<strong> Performance Marketing</strong> gli <strong>strumenti tecnici</strong> sono certamente importanti, insieme alla forza della <strong>creativit&agrave;</strong>, ma ancora dei <strong>bias cognitivi</strong> giocano un ruolo tosto nel percorso del funnel che conduce il consumatore all&rsquo;azione.<br /><br />Secondo <strong>Valerio Celletti </strong>(top Google Adv premier partner) e Docente PPC Academy l&rsquo;utilizzo degli automatismi stanno facendo paradossalmente riportare l&rsquo;<strong>uomo al centro</strong>, che deve concentrarsi di pi&ugrave; sui contenuti istruendo la macchina algoritmica.<br />L&rsquo;<strong>A.I.</strong> &egrave; allora da vedere come un <strong>&ldquo;co-pilota automatico&rdquo;</strong>, un <strong>"braccio meccanico&rdquo; </strong>che rende il lavoro dell&rsquo;advertising meno focalizzato sulla tecnica e pi&ugrave; concentrato pi&ugrave; sui contenuti.<strong> Persino su Google Ads il contenuto &egrave; ancora il &ldquo;re&rdquo;! Persuadere, emozionare, istruire con creativit&agrave; diventer&agrave; l&rsquo;elemento differenziante&rdquo;</strong><br /><br /><strong>Paolo Ratto</strong> (founder e Chairman TWOW) nel talk: <em>Rethinking Advertising: in equilibrio tra creativit&agrave; e performance ai tempi dell&rsquo;AI , </em>ha sottolineato l&rsquo;importanza&nbsp; dei <strong>contenuti video</strong>, &ldquo;in tutte le salse&rdquo;, nella gestione della Messy Middle&nbsp; per fare la differenza.<br /><br /><strong>KPI -<em> Ma, alla fine... &ldquo;Non tutto ci&ograve; che viene misurato conta, e non tutto ci&ograve; che conta viene misurato&rdquo; </em></strong>(Albert Einstein)<br /><br /><strong>Andrea Poretti</strong>, (CEO di CEPAR) ha evidenziato come sia <strong>bias cognitivi</strong> sia le decisioni di pancia influenzino ancora profondamente le decisioni dei consumatori, sottolineando che oltre la misurabilit&agrave; e la tecnica (strumenti), per il brand sono importanti i contenuti e la creativit&agrave; che toccano corde non proprio sempre misurabili.<br /><strong>Un forte brand </strong>migliora tutti gli indicatori di performance dal CTR al CPA, aumentando la fedelt&agrave; e la fidelizzazione dei clienti. Sullo schermo del talk ha quindi troneggiato la slide: <strong>&ldquo;No brand, no party!&rdquo; </strong>aggiungendo la citazione:<em> &ldquo;The most important search engine i still the one in our minds&rdquo;</em>, Jon Bradshawper ricordarci che il pi&ugrave; potente e cruciale strumento di ricerca che possediamo &egrave; - prima di tutto - nel nostro cervello, non in Google. Ovvero: <strong>nel suo processo di ricerca e di decisione il consumatore va comunque sempre a pescare nella sua esperienza personale interiore</strong>, combinando interiormente in maniera anche irrazionale quello che sente, che avverte, che percepisce, che risuona intimamente, che ricorda. <strong>Qindi possiamo parlare di Brand, quando questo &egrave; capace di incidere nell&rsquo;esperienza di vita (anche professionale) del consumatore; la capacit&agrave; di rendersi quindi &ldquo;memorabile&rdquo; e &ldquo;presente&rdquo; al momento giusto, quando serve.&nbsp; </strong><br /><br /><strong>IL SONDAGGIO (IPSOS)</strong><br /><br /><strong>Il 75% del tasso di ricordo &egrave; dato dalla creativit&agrave;</strong> dell'ADV e <strong>soltanto il 7% dall&rsquo;investimento comunicazione in s&egrave;</strong>. Un risultato che mette in evidenza, insomma, come l'efficacia di una campagna pubblicitaria dipenda pi&ugrave; dalla qualit&agrave; e dall'originalit&agrave; dei suoi contenuti che non dalla grandezza del suo budget.<br /><br /><strong>IL BUDGET </strong><br /><br />La discussione ha comunque affrontato tuttavia anche l'importanza di un adeguato budget. Cos&igrave;, la slide successiva del tak &egrave; stata: <strong>"No budget, no party"</strong> sottolineando che senza l'investimento necessario, anche la migliore strategia creativa pu&ograve; anche non ottenere l'impatto desiderato.<br /><br /><strong>IMPRESSIONI FINALI</strong><br /><br />In conclusione, i Digital Innovation Days hanno offerto una panoramica chiara e profonda sull'evoluzione del marketing digitale e non solo. <strong>Mentre l'intelligenza artificiale continua a fornire strumenti potenti e trasformativi, &egrave; emerso chiaramente che il vero cuore dell'efficacia nel marketing moderno risiede ancora nell'empatia umana, nella creativit&agrave; e in una comprensione profonda e sensibile delle dinamiche umane.</strong> <strong>Queste qualit&agrave; umane sono irrinunciabili e insostituibili, e rappresentano i veri motori di connessione e engagement</strong> in un mondo sempre pi&ugrave; guidato dalla tecnologia. Occorrono<strong> skills </strong>sempre attente e in esplorazione.<br /><br /><strong>Le aziende</strong> che riconoscono, valorizzano e investono in questa sinergia vitale tra capacit&agrave; tecnologica avanzata e intuizione e sensibilit&agrave; umana saranno quelle che <strong>non solo sopravviveranno, ma prospereranno nell'era digitale</strong> - manifestando la capacit&agrave; di creare esperienze di marca autentiche e durature che risuonano veramente con il pubblico di riferimento.<br /><br />Lorenzo Marabini<br />Consulente Marketing e Comunicazione<br></div>]]></content:encoded></item></channel></rss>